Il sito
Immaginate che qualcuno vi sottoponga il seguente problema, con l'avvertenza che la mossa tocca al Bianco:

Se un elementare scacco matto in tre mosse (*) è al di là della vostra portata, questo sito non fa per voi; quanto meno al momento, visto che dal link a scaccoclub si accede a un corso di primo livello che vi permetterà di riprovare con successo fra qualche tempo. È anche vero, però, che se il problema è troppo facile, potreste essere voi a concludere che scacchi matti non vi interessa. A meno che, come accade nelle partite fra giocatori esperti, non sospettiate che il diagramma nasconda qualcos'altro. Se, ad esempio, coltivate una passione per la fotografia, la matematica, i giochi di parole o i paradossi logici di Charles Lutwidge Dodgson, o se avete letto il Racconto aggrovigliato, la Caccia allo Snark e le storie di Silvia e Bruno, saprete che il problema compare nella prima pagina di Alice attraverso lo specchio.
 
In questo romanzo, scritto con lo pseudonimo di Lewis Carroll come sequel alle avventure di Alice nel paese delle Meraviglie, il quesito non recita “il Bianco muove e matta in tre mosse”, bensì: “Il Pedone Bianco (Alice) muove e vince in undici mosse.” Questo perché il diagramma rappresenta simbolicamente il momento in cui inizia la storia. Gli undici capitoli che precedono la conclusione, intitolata “Chi l’ha sognato?”, sono perciò racchiusi nelle undici mosse che permettono ad Alice di diventare una Regina e vincere la partita nello schieramento dei Bianchi. I quali, a rigore, sono avversari dei Rossi e non dei Neri. Si tratta di un dettaglio che serve a mantenere la continuità cromatica con Alice nel paese delle Meraviglie, dove Re Regine e Fanti provenivano da un mazzo di carte da gioco anziché da una scacchiera. Una licenza d'autore, per di più giustificata dal fatto che i pezzi vittoriani erano spesso bianchi e rossi (e le caselle della scacchiera rosse e nere): bizzarria trascurabile, in una partita dove il Bianco muove otto volte contro le tre del Nero, Alice si "arrocca" insieme alle altre due Regine subito dopo avere raggiunto l'ottava traversa ed essere stata promossa, e il Re Bianco si permette di ignorare uno scacco della Regina rossa. Ecco quanto scrive in proposito Lewis Carroll nella Prefazione alla seconda edizione del libro:
 
"Poiché il problema di scacchi [...] ha lasciato perplessi alcuni dei miei lettori, sarà forse opportuno precisare che è stato studiato correttamente, per quanto riguarda le mosse. Forse l’alternanza di Bianco e Rosso non è stata osservata così rigidamente come si sarebbe potuto fare, e l’“arrocco” delle tre Regine è semplicemente un modo per dire che le stesse sono entrate nel Palazzo: ma lo scacco al Re Bianco alla sesta mossa, la cattura del Cavallo Rosso alla settima e lo scacco matto finale al Re Rosso saranno trovati da chiunque si prenda la briga di ripetere le mosse sulla scacchiera, in rigida conformità con le regole del gioco."
 
L’inversione speculare con la quale gli abitanti di Wonderland compiono le loro azioni, la circostanza che la partita di Alice sia raccontata dal punto di vista dei pezzi e non dei giocatori, e infine la natura generativa e non tecnica delle mosse – concepite per far procedere la narrazione, non per vincere la partita nel modo più efficiente –, spiegano il metodo nella follia dell'autore. Allo stesso tempo, però, ciò che accade dall’altra parte dello specchio si presenta come una interessante metafora degli scacchi e, in senso lato, dell'universo ludico: il quale si configura come un mondo alla rovescia, governato da leggi arbitrarie, dove si entra e si esce a condizione di sospendere le convenzioni del vivere quotidiano e di accettare, al loro posto, le regole del gioco.
 
A voler riflettere (ops! ancora uno specchio?) sul fatto che gli scacchi sono da sempre metafora della vita, non sorprenderà che le avventure sulle 64 caselle saranno, come la vita, più accidentate e imprevedibili della logica cristallina che governa il nobil giuoco. Pur rispondendo a un certo numero di regole, dunque, il metodo in base al quale è organizzato questo sito è, per così dire, meno matematico e più creativo. Somiglia, infatti, all'onirocritica dei surrealisti: una ermeneutica della rappresentazione artistica che non a caso si ispira parzialmente alla visionaria filosofia di Carroll. La quale postula come, nel passaggio dalla veglia al sonno, non sempre sia chiaro chi sogna cosa, e perchè.
 
(*) 1.Cg3+ Re5 (1...Rd4/Rd3; 2.Dc3# ) 2.Dc5+ Re6; 3.Dd6#

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